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Da (ri)scoprire: Jimmy LaFave

Nei suoi 62 anni di vita vagabonda,  quasi da hobo, il cantautore Jimmy LaFave, deceduto nel 2017, ha battuto molte strade polverose nel sud degli Stati Uniti, fra Tennessee, Oklahoma, Colorado e Texas rimanendo però sempre fedele allo spirito del suo massimo ispiratore, il Grande Mogul della musica folk americana Woody Guthrie.

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Pussycat: dall’Olanda con lo ye-yé

Le sorelle Kowalczyk, Toni, Betty e Marianne sono le frontwomen dei Pussycat, un gruppo olandese giunto in vetta alle classifiche nord europee per un breve lasso di tempo alla metà degli Anni Settanta dello scorso secolo. Figlie di una coppia olandese, perdono in tenera età il padre ucciso dalla leucemia. Tempo dopo la madre si risposa con un polacco, Stefan Kowalczyk, immigrato in Olanda alla fine degli Anni Quaranta e sarà proprio lui a spingere le tre ragazze a studiare musica anche se non potrà assicurare loro uno sbocco professionale. Tant’è che le tre in un primo tempo devono adattarsi a lavorare come telefoniste nel Limburgo, la provincia olandese al confine con Germania e Belgio.

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Bill Haley e i suoi Comets

Siamo nel 1949 quando in Pennsylvania (costa orientale degli Stati Uniti) nasce una nuova formazione musicale: Bill Haley and the Saddlemen, un gruppo di giovani musicisti bianchi in un’ America ancora segregazionista (bianchi e neri separati) che si dedica alla musica country e western con occasionali, timide contaminazioni di blues.

Reno Browne
Reno Browne

Parliamo di ballate romantiche quali Rose of My Heart e di brani western del tipo Yodel Your Blues Away. Per un po’ al gruppo si associa addirittura un’ attrice di film western di serie B, Reno Browne.

Della formazione originale fanno parte oltre a Bill Haley, Johnny Grande al piano e alla fisarmonica, il chitarrista Billy Williamson e al contrabbasso Al Thompson seguito in rapida successione da Al Rex prima e Marshall Lytle poi.

Bill, nato nel Michigan e cresciuto nel Delaware, è fin quasi dalla nascita un self-made man, uno che impara da solo a suonare la chitarra quasi prima ancora che a camminare e che a 15 anni (nel 1940) se ne va di casa in cerca di fortuna e che campa cantando con chiunque lo prenda in una band.

Bill Haley si contamina
Uno così a 24 anni è già più che scafato e se poi ha talento, sa anche fiutare l’aria che tira. Bill dunque non si arrugginisce con i suoi Saddlemen (gli uomini della sella) fra ballate western e jodl ma sperimenta.

A giugno del 1951 il gruppo prende in mano un brano rhythm and blues (ossia musica riservata ai neri, commercialmente parlando) che nel marzo precedente era stato registrato per la prima volta negli studi del produttore Sam Phillip a Memphis, nel Tennessee.

Phillip, un pioniere bianco avventuratosi nel territorio della musica nera, aveva allora 28 anni e a Memphis stava organizzando quello che diventerà un piccolo impero fondato sul rock ‘n’ roll.

Nel 1951 il giovane non aveva ancora la sua società, la Sun Records (che entrerà in attività l’anno dopo, il 1952), ma aveva già disponibili le sale di registrazione che andavano sotto il nome di “Memphis Recording Service”.

Ed è in quel periodo, nella prima metà del 1951, che si imbatte in Isaiah (detto Ike) Turner, appena arrivato a Memphis da Clarksdale, nel Mississippi, insieme all’amico Jackie Brenston e altri tre componenti del gruppo. Sono tutti poco più che ventenni ma hanno già un loro repertorio e di questo fa parte Cadillac Boogie, un brano scritto da Jimmy Liggins nel 1947.

Jackie Brenston si serve di quel brano per comporne uno nuovo basato sul primo ma più “sporco”, più ritmico e con parole del tutto diverse. La canzone così rifatta si chiama Rocket ‘88 in onore non già della Cadillac ma di un’altra auto giunta proprio in quelle settimane sul mercato: la Oldsmobile Rocket Hydra-Matic ’88.

Sam Phillips non perde tempo: registra subito il brano e però vende le incisioni alla Chess Records di Chicago che già a metà aprile del 1951 immette sul mercato due singoli del gruppo.

Rocket ’88, “prima canzone rock”
Rocket ‘88 entra nelle classiche di rythm & blues (riservate allora al pubblico delle grandi concentrazioni urbane e per lo più afro-americano) alla fine di quello stesso mese per poi giungere al numero uno. Molti, e fra questo il critico americano Peter Guralnick, la considerano la prima canzone rock and roll.

Il successo della canzone è di importanza strategica: annuncia l’arrivo di un rock ‘n’ roll più duro, incontrollato e rafforza la determinazione di Sam Phillips a creare la Sun Records. Il giovane infatti si rende conto degli utili che avrebbe potuto ricavare da quella canzone se non l’avesse ceduta ai colleghi di Chicago.

Il successo di Rocket ’88 non sfugge all’attenzione di Bill Haley: il bianco che si è fatto da solo attraversando la terra dove, per le pelli di ogni colore, la miseria si mischia alla speranza e che ha imparato a fiutare il vento, è pronto a trasferire quel brano in voga presso i neri alla scena musicale bianca.

La cover di Rocket 88 lanciata da Bill Haley il 14 giugno 1951 ha successo nel nord-ovest degli Stati Uniti incoraggiandolo a proseguire su quella strada. Con Marshall Lytle scrive una canzone, Crazy Man, Crazy che nel 1953 è la prima canzone rock ‘n’ roll ad approdare nella classifiche americane: al 15.mo posto di Billboard e all’11.mo del Cash Box. Poco dopo la band viene ribattezzata Bill Haley & His Comets.

Mentre Bill Haley veleggiava verso la Hall of Fame, versante bianchi, fra gli afro-americani, che sono poi i veri depositari del blues in ogni sua sfaccettatura, vi era grande fermento.

I virtuosi neri e Big Joe Turner
A New York pianisti neri virtuosi del blues come Albert Ammons (già incontrato in questa narrazione) e Meade Lux Lewis erano aggregati a grandi orchestre in voga fra la High Society, l’alta società come si diceva allora.

Con loro vi è anche Big Joe Turner (Joseph Vernon Turner Jr., classe 1911), uno di cui si dice (almeno lo dice il paroliere Doc Pomus) che «senza di lui il Rock ‘n’ Roll non sarebbe mai esistito».

Turner, che è stato uno degli artisti presentati da John Hammond alla famosa rassegna al Carnegie Hall From Spiritual to Swing, viene ricordato soprattutto come l’autore, nel 1954, di  Shake, Rattle and Roll.

1954: il fenomeno Shake, rattle and roll
Memore del successo conseguito anni prima con Rocket ‘88 Bill Haley è lesto a capire il potenziale della canzone e a  lanciarne una cover “per bianchi”.

La sua versione, rispetto a quella originale, è edulcorata nelle parole e ingentilita nell’esecuzione, ma è subito un successo, più grande ancora di quello incontrato dalla versione originale.

Un successo planetario con milioni di copie vendute e, a dicembre 1954, l’ingresso per la prima volta di un brano rock ‘n’ roll nelle classifiche di oltre oceano, in quelle britanniche

L’affermazione di Shake, Rattle and Roll consente a Bill Haley di far conoscere anche un altro brano, Rock around the Clock che era stato composto per lui nel 1953 ma che lui aveva potuto incidere solo ad aprile 1954 senza grande successo, peraltro.

Quando però nel 1955 Rock Around the Clock viene inserito come sfondo sonoro per i titoli di testa del film di grande successo  Il seme della violenza (Blackboard jungle) con Glenn Ford, il brano balza nelle posizioni di testa di Billboard e vi rimane per otto settimane.

E quel singolo viene comunemente usato per stabilire la linea di demarcazione fra l’era del rock e quanto prodotto dall’industria discografica prima di allora. Ma la canzonetta porta con sé un germe che darà pesanti frutti sul piano sociale: apre alla musica nera gli ampi spazi, e ricchi, della società bianca, corrode il muro della segregazione razziale, già attaccato dal comune destino che solo pochi anni prima ha legato tra di loro centinaia di migliaia di combattenti su tutti i fronti.